Maurizio Brancaleoni's blog. Reviews, interviews, translations and haiku. Bilingual. Un blog di Maurizio Brancaleoni. Recensioni, interviste, traduzioni e haiku. Bilingue.
I had the chance to see “Abacuc” by Luca Ferri at the Macro in Via
Nizza as part of the film show “Fuorinorma”.
Shot on Super8 in an occasionally slightly greenish-hued
B&W, the film is a convincing representation of a void both emotional
and topographic.
An overweight nobody wandering around places which have lost any
significance, Abacuc leads a nonlife amid visual phantoms such as illustrated
books, quaint photos of deceased people and female mannequin heads. Solitary
boat trips alternate with regular visits to the cemetery in a catatonic
repetition of the same old gestures.
Albeit rather extraordinary in his size, Abacuc might be anybody
and his life might well stand for everybody’s life. Nothing changes, and
nothing may ever change for somebody like him who cannot love but a projection
of himself. In the end nobody will come to Abacuc's rescue. But in all this
there’s also a hint of comedy, because, in the director’s words, “nothing is
funnier than reiteration”. Rating: 3 and a half stars out of five
***
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I always thought it was a shame that some great short stories by Kafka which are lesser know than the constantly mentioned 'The Metamorphosis' had never been made into movies. Apparently, I was wrong.
Forrest Rice has made a splendid short movie based on 'In The Penal Colony' which I strongly recommend. I was glad to notice that it's quite close to how I imagined things to be while reading the story,
including how the apparatus looked. It shows pretty well that you don't have to
change too much in the original plot to have a successful adaptation of a
story by Kafka which retains both the tragic and grotesque features of the original text.
I haven't seen yet his version of 'The Judgment', but it definitely looks promising and faithful to the original story.
I might write more about Rice's work later, it is really intriguing.
La mia poesia "Una soluzione geniale", una delle opere selezionate per il concorso "COMUNItariSMO – pensare è oltrepassare", è stata pubblicata sul n. 9 (Dicembre) della rivista Versante Ripido. apsv
Il mio racconto "Termini, ultima meta", vincitore del terzo premio del concorso "In poche parole", è stato pubblicato sull'ultimo numero (ottobre-novembre 2016) del giornale romano IGEA News.apsv
"In serata sul 90, di ritorno a Termini, solita meta. Toni arancioni e rosa navigano nei finestrini; guardi i passeggeri inerti, demotivati ... "
Yesterday another supreme example of subversive creature finally made it to the shore of this unreal world. It is the fourth one and its name is Peculiar Mormyrid. ssp
As the editors point out, "this issuepresents
the results of a submarine inquiry in which surrealists from around the
world attempt to reclaim the sea from capitalist exploitation and,
in-tandem with global warming and rising water levels, re-colonize the
land with aquatic forms of being".
My modest contribution to its marvelous motley apparel is a poem in English and French, 'a leviathan, in the end'or 'un léviathan, à la fin' and a drawing, 'La mer'.
Un'umanità
sbandata si abbandona alla violenza in attesa di Trump (non il Donald, non dico
di più per non rovinare l'effetto sorpresa). Stile ricercato e ruvido al tempo
stesso. Molto efficaci alcune metafore e similitudini, eccessive e fuori luogo
altre: l'abuso rischia di disturbare la lettura ed annullare la tensione
narrativa. Un buon racconto a cui però avrebbe giovato un lavoro di rifinitura.
GESTIONE DEL DISSENSO di Rubrus
Un manipolo
di eletti forgia la volontà del popolo (del web), che si tratti di Trump o di
batteri plasticofagi. Breve ma brillante, dalla dizione sincopata e frenetica
come la realtà che racconta. Punteggiatura da sistemare in qualche periodo.
MISS AMERICA di Luigi Lo Forti
Un agente
della sicurezza di origini messicane è chiamato a scegliere tra il bene del
Presidente e quello della nazione. Idea semplice ma buona, la narrazione si
regge perlopiù sulla conversazione tra i due protagonisti. Riuscitissimo il
finale sospeso.
AMALABOMBA di Marco Donna
Per
scongiurare l'avanzata dell'opposizione filoislamica, Trump, presidente di un
paese allo stremo, decide di ricorrere all'arma finale. Uno dei miei preferiti,
stilisticamente pulito e ricco di accenti satirici e grotteschi oltre che di
vari riferimenti intertestuali. Assolutamente credibile l'idioletto di Trump.
UN CASO D'OMONIMIA di Cristina Falzolgher
Mentre la
Cina e i nuovi sfavillanti Stati Uniti post-Trump si spartiscono il mondo,
Matteo, un immigrato italiano, si prepara a un estenuante colloquio. Scrittura
elegante che mescola formalità e quotidiano. Ho apprezzato l'idea di guardare
agli USA in un'ottica 'italiana' e di parlare (anche) del nostro paese.
IN CERTI CASI È MEGLIO ESSERE ATEI di Valentino
Peyrano
Un'alleanza
inedita con la Russia getta un'ombra sul mondo intero, ma il castigo divino non
è un concetto esclusivamente cristiano. Molti spunti interessanti per una
carrellata di presagi. Qualche errore ortografico da correggere.
EL MURO di Davide Schito
Un passaggio
segreto è l'ultima speranza di due fratelli messicani. Cosa potrebbe andare
storto? Tutto. Forse il racconto che più si concentra sulle conseguenze di
un'eventuale vittoria trumpiana coniugando orrore e normalità. Scrittura priva
di sbavature ed efficace, anche se forse qualche dialogo poteva essere
asciugato.
COSA SI ASPETTAVANO QUESTI GENI? di Fabio
Fracas
Una
giornalista ex-soldatessa e la cronaca del fallimento del progetto trumpiano di
separare uomini e donne nelle Forze Armate. Accattivanti la resa dei siparietti
e la rappresentazione del febbrile mondo giornalistico statunitense. Tanti
colpi di scena e non poca inquietudine. Peccato per quell'irritante virgola
posta troppe volte tra soggetto e verbo.
TRUMPLAND di Claudio Bovino
Trump ha
vinto le elezioni, ma è solo una Stonatura nella tempo-sfera che il Primo
Accordatore dovrà sistemare. Creativo e frizzante sia nel lessico che nella
trama, con elementi più propriamente sci-fi/fantasy rispetto ai racconti
precedenti. Invenzione non poco suggestiva la DTPD. Molto bello anche il
finale.
TU LO CONOSCI TRUMP? di Luigi Pellini
Cinque
personaggi aspettano di poter parlare con Trump all'American Dream Hotel (nomen
omen!). Un po' stephenkingiano, combina in maniera eccezionale ironia e dramma
e si legge davvero con gusto. Rispetto all'altro racconto dello stesso autore,
dove pure una serie di interrogativi venivano ripetuti per creare una certa
coesione narrativa, mi pare che qui la ripetizione della domanda funzioni molto
meglio. Difetto comune l'eccessivo ricorso a metafore (non quelle della trama):
se alcune risultano poetiche, altre mi lasciano perplesso.
LA TERRA DEI LIBERI di Luigi Lo Forti
Accoppare
Trump perché altro modo non c'è. Praticamente una riscrittura/rielaborazione
dell'altro suo racconto: la donna misteriosa è accompagnata dagli stessi
profumi di Miss America più su, è lo stesso personaggio. Lui è diverso, ma
anche molto simile. Anche qui finale sospeso, ma le intenzioni sono ben più
chiare.
Giudizio
complessivo
Encomiabili e
curiosi alcuni racconti, buoni ma con meno verve altri. Non ci sono
strafalcioni, ma personalmente avrei apprezzato una cura maggiore nell'editing.
Voto: 3,5 /5 Incuriosito dalla mia recensione? Puoi acquistarlo qui.
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The fourth issue of Fine Flu Journal, committed to publishing fiction, poetry and photography, is out! I am very happy to announce that it features the English version (my own translation) of my poem "Medea". ssp
Of late I took part in a word association game launched by the surrealist journal Peculiar Mormyrid.They were "looking for text, visuals, audio, and video submissions". The word was 'BULB'. ssp
I wrote a short piece whose title parodies the Italian novel La ragazza di Bube (Bube's girlfriend) by Cassola and whose plot is a travesty of my vague memories of Bubu de Montparnasse. Yes, I don't know what I was thinking. All misconceptions and imprecisions are well intended.
I am very excited and not a little proud to announce that the third issue of the fantabolous surrealist journal Peculiar Mormyridis now available both online and as a hard copy. ssp
It features the literary and visual works of no less than 61 people from 15 different countries, including a specific section dedicated to the bemourned French artist and writer André Breton on the occasion of the 50th anniversary of his death.
This issue contains my short story Red-Penning Slipsand two pieces homaging Breton, a poem simply entitled To Bretonand a partly unfaithful visual rendition of his dream-like La femme à la chevelure de feu de bois.
Here is a passage fromRed-Penning Slips:
The day after I ask L out again. “How about going to the cinema tonight?” “Sorry, I’m busy tonight. I have to clean my ears.” “Wednesday night?” “I’ll have to listen to my mobile ringtone.” I decide to try a different approach. “What about the new Dupobs album? They’re so beyond.” “Who the fuck are they supposed to be?” After work, both because today is my birthday and because I feel
particularly depressed, I decide to buy me a gift and purchase a human
being steak at the delicatessen. On my way home I eagerly anticipate the
moment when I’ll sink my teeth into that dainty flesh and I feel
unusually euphoric ...
Esce in questi giorni il #35 della rivista di poesiaFischi di carta. Nella sezione Migrazioni dedicata alla poesia straniera trovate la mia traduzione di due poesie di Dirk van Bastelaere, autore fiammingo.
Fischi di carta viene distribuito nelle facoltà universitarie di Genova e Bologna, oltre che in molti teatri, locali, cinema, librerie e biblioteche di Genova. Riporto qui le due poesie insieme a una breve biografia.
Dirk
van Bastelaere,
poeta, traduttore e saggista belga di lingua nederlandese, è uno dei
più acclamati interpreti del postmoderno. Nato nel 1960 a
Sint-Niklaas, nelle Fiandre orientali, studia Filologia Germanica
prima a Lovanio e poi ad Anversa, lavorando
nel frattempo come bibliotecario, redattore per varie riviste e
responsabile stampa al Ministero per la posta e le telecomunicazioni.
Con la sua prima raccolta di poesie Vijf
jaar (1984)
vince il Premio fiammingo per il miglior debutto letterario. Seguono
Golden
Boys (1985)
e Pornschlegel
en andere gedichten (1988),
dove risalta la natura fuorviante della lingua al servizio di una
realtà caotica e frammentata. Nel 1994 esce Diep
in Amerika,
particolarmente ermetica, e nel 2000 Hartswedervaren,
incentrata sul simbolo del cuore, ad oggi la sua opera più riuscita,
con cui si assicura il Premio della cultura fiamminga per la poesia.
I suoi saggi, raccolti nel volume Wwwwhhoooosssh.
Poëzie en haar wereldse inbedding(2001),
seguono le orme di figure chiave del post-strutturalismo come Lacan,
Barthes e Kristeva. Nel 2005 una selezione delle sue poesie viene
tradotta in inglese.
Di
fronte al precipizio
Che io mi rivolga a te,
cuore muto,
è naturalmente un'assoluta follia, tu
sei
un dato generico preso dalla storia della
cultura.
Ciò significa: una nebulosa,
girini che galleggiano, un percorso
d'incidenti
un sole che si fa nero,
napalm, Ordine, un mondo coordinato
e noi scriviamo entropia.
È una parola,
cuore,
di fronte al mondo. Allo stesso modo di
fronte
al precipizio posso mettermi a urlare, un
canyon dove
in punti precisi
è stata collocata una cornicetta di
legno
con la scritta Take Pictures Here. KODAK
Tegen de afgrond
Dat ik je aanspreek,
stom hart,
is natuurlijk complete waanzin, je bent
een generiek gegeven uit de
cultuurgeschiedenis.
Dat betekent: een sterrennevel,
drijvende paddesnoeren, een parcours
d'accidents
een zon die in het zwart verkeert,
napalm, Reihung, een nevengeschikte
wereld
en we schrijven entropie.
Het is een woord,
hart,
tegen de wereld. Net zo goed kan ik tegen
de afgrond gaan schreeuwen, een canyon
waarlangs
op zorgvuldige plaatsen
een houten framepje werd opgesteld
met de vermelding Take Pictures Here.
KODAK
La
donna dell'incubo
La luna nervosa è la sua infiorescenza
più bella. Lei vaga come un'ombrellifera
sui prati bagnati della notte.
La sua schiena si raffredda e diventa
di carne. Il sogno
le si legge ancora
in faccia, come sudore freddo.
Non posso raccontarle delle cisterne
nella notte, lei stessa ci passava
accanto
per restare con me. Lei dava
il suo corpo ronzante all'indifferenza
e viveva un tempo accelerato.
La camera somma il suo tragico destino
a tutta la mia insufficienza
e la rende ovvia.
Allora posso vedere le lesioni,
non spariranno.
Poiché quel che di lei so,
lo so per la prima volta.
Ciò mi si rivolta contro
e non cambia niente,
né rende liberi.
Alptraumvrouw
De nerveuze maan is haar mooiste
Bloeiwijze. Ze wandelt als een
schermbloem
Op de natte weiden van de nacht.
Haar rug koelt af en wordt
Van vlees. De droom
Staat nog op haar gezicht
Te lezen, als koud zweet.
Ik kan haar niet vertellen van de
regenputten
In de nacht, ze liep er zelf langs
Om mij bij te blijven. Ze gaf
Haar gonzend lichaam aan de
onverschilligheid
En leefde een versnelde tijd.
De kamer telt haar noodlot op
Bij al mijn ontoereikendheid
En legt haar voor de hand.
Dan kan ik de kwetsuren zien,
Ze zullen niet verdwijnen.
Want wat ik over haar weet,
Weet ik voor het eerst.
Dat keert zich tegen mij
En dat maakt niets uit,
En niets vrij.
***
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