Maurizio Brancaleoni's blog. Reviews, interviews, translations and haiku. Bilingual. Un blog di Maurizio Brancaleoni. Recensioni, interviste, traduzioni e haiku. Bilingue.
donna kuhn visual artist art music videos digital aardvark author dancer poet multi media artist california USA
Hello
Donna,
I'm
very glad you accepted to be interviewed.
First
of all, I would like to ask you about your poetic work. When did you
first realize you were writing a poem and what were you striving for?
Do you think it was a conscious attempt to express definite feelings
or was it mostly an instinctive gesture?
i
kept diaries as a kid and by 14 i was writing poems, publishing at
18. i think i needed to write and express myself. i just heard words
and sentences, i was very inspired by nature at first because i grew
up in new york and it was not what my eyes wanted to look at.
What
is “good poetry” for you? What kind of poetry do you like most or
find akin to yours?
i
am partial to experimental, cut up, language poetry, sound text
poetry, digit, visual and video poetry also interest me, i like
poetry mixed with other arts.
Has
your poetry changed much over the years? Is there a unique,
distinctive feature that all your poems share?
it's
changed a lot. i no longer hear lines or poems. i write from dreams
when i have them. i don't sit down and write nature or love poetry.
i play with generators, cut up machines, google searches, sometimes
mixing it with my own writing. it's a lot more experimental which
amuses me. i sometimes laugh out loud while i'm writing.
How
do you usually write a poem and what role do chance and mental
association play opposed to rational thinking when writing? Do you aim to evocate material from
the unconscious as surrealist and DADA artists sought to do in the
twentieth century?
at
this point it is all dada, surrealist, cut ups etc. i think i would
have stopped writing if i just waited to hear poetry in my head
anymore. every morning i look forward to playing with my machines.
To
what extent are your poems examples of social and political
criticism? Do you think poetry is an effective medium to express
dissent?
i
think that i work with social and political criticism indirectly. i
use google searches and news feeds so those issues end up in there. i
think it effective to express dissent but when things are really bad
in the world it sometimes seems it's not enough.
Would
you like to tell us a bit about your activity as a video and visual
artist?
i
have been doing visual art my whole life and have used poetry in
collage (visual poetry) and as a caption for a drawing/painting and
as titles. i really have not been able to choose between art forms so
video is where it all comes together for me. i turned to video as a
compromise because health problems keep me from readings,
performances, rehearsals etc. it is how i keep dancing. i often use
visual art, animations, poetry, speech synthesis, sound in my videos
in one form or other. i sometimes have an issue i need to deal with
but it is all somewhat improvisational. the video tells me what it's
about and i listen. it no longer feels like a compromise, i love
doing it. no one is telling me how to do my art, i'm not telling
anyone what to do, it's portable.
Lastly,
I would like to share one of your poems with the readers. Do you want
to introduce it?
hmmmm,
looks like the usual mix of original writing mixed with who knows
what. i see the comedy, the repetition, the musicality
I
KNOW YOUR QUINOA MIRROR
the
bread police drop their pain
historic
ceo brakes, testify testify
police
loot the curb
the
baby is bad gifts
i
know your quinoa mirror
your
selfie baby, christ parked
and
mixed your tapes while u
slept
your
typewriter is real, i know
how
quaint
they
sold your girlfriend for the next fifteen years
herman gorter poesie herman gorter traduzione herman gorter italiano herman gorter letteratura olandese herman gorter letteratura nederlandese herman gorter ottantisti herman gorter poesie tradotte
* Tutti i
diritti sono riservati. La riproduzione, totale o parziale, delle seguenti
traduzioni è vietata. *
Herman Gorter (Wormerveer
1864 - Bruxelles 1927), poeta olandese, fu uno degli esponenti più importanti
del movimento dei Tachtigers (Ottantisti) che puntava a
un rinnovamento in senso impressionista e naturalista della letteratura.
Raggiunse il successo con il lungo poema Mei (Maggio), a cui
seguì la raccolta Verzen (Versi), dove l'enfasi data al
colore e alla sonorità della parola si accompagna a una sorprendente
ricerca linguistica.
Gli alberi ondeggiano sulle colline
Gli alberi ondeggiano sulle colline
chiome silenziose nella nebbia
chiara luce soave di primavera.
La torre con il suo viso
al centro continua solenne a segnare le ore,
immagina ore, ore, ore che passano –
è da soffocare
in questi istanti,
non posso più sopportare
l'irritante risata,
soffoco
in questo folle, chiaro, solenne istante.
De boomen golven op de heuvelen
De boomen golven op de heuvelen
boomhoofden stil in de nevelen
lentelichte zacht lentelicht.
De toren met zijn gezicht
daar midden in wijst deftig nog uren,
verbeel je uren, uren uren –
't is om te stikken
in deze oogenblikken,
het kriebelend lachen
ik kan het haast niet verdragen,
ik stik
in dit krankzinnige lichte deftige oogenblik.
***
Di notte poi la vita le appare lucente e rossa
Di notte poi la vita le appare lucente e rossa,
quando petali di rosa volteggiano nel rosso lucente
nero brillante tra le mura, la camera rosso lago
e i giacimenti di sangue lago zampillano.
Come boccioli di rosa lei si sente crescere
occhi chiusi, fresco rosso sanguigno,
la sua testolina fiorita come campane rosse
di rose in un rosaio rosso intenso, così intenso.
La mattina quando si sveglia le rimane ancora
il desiderio che sia sempre e mai finita.
's Nachts dan is 't leven haar zoo hel en roode
's Nachts dan is 't leven haar zoo hel en roode,
dan waaien rozeblaan door 't roode helle
zwartfonkelend ommuurde, het plasroode
kamertje en springen plasbloedwellen.
Als rozeknoppen dik voelt ze dan zwellen
geloken oogen, bloedig frissche roode,
haar hoofdje zoo bloemerig als roode bellen
van rozen aan een rozeboom zoo rood, zoo roode.
Des morgens als ze waakt heeft ze nog over
verlangen dat het altijd was en nimmer over.
***
Vita, che dolce incupisci, per un momento riluci
Vita, che dolce incupisci, per un momento riluci,
nell'aria, la pioggia, la carezza dei piumati
o vita che dai e sempreancora acquieti,
o vita che pure appari sempreancora decisa,
che aleggi nelle camere, che abbondante rischiari
le strade, dove va e si abbandona il solitario
movimento degli occhi, chiaro, mai sognante,
vita braccio che si tende, circonda la testa, bacia guardando
da vicino
gli occhi svegli, o tu che sfolgori, talvolta guizzi, talvolta
appari rossa
ma costante incupisci, anche quando non c'è bisogno.
Leven, zoele omsomberde even inschitterde
Leven, zoele omsomberde even inschitterde,
in de luchten, de regene, de zachtstrijk gevederde,
o leven het gevende altijddoor stillende,
o leven dat toch schijnt het altijddoor willende,
het inzwevend kameren, het volop verlichtende
de wegen, waarlangs gaat het eenzaam uitzwichtende,
klaar, nimmer droomende oogenbewegen,
armstrekkend leven, hoofdomvattend, kussend zoo dichtbij aanziend
tegen
de wakkere oogen, o schijnend, soms flikkerend, soms even roode
maar durend omsomberde, oòk zonder noode.
***
Il giorno ostenta i suoi raggi
Il giorno ostenta i suoi raggi,
il giorno celeste di vasta natura,
primavera in una luce
mai vista – la mussolina blu
splendente biancastra lassù,
soltanto il soldorato monocolo.
Dentro è calmo bagliore
perlaluce, neanche un raggio di sole.
De straalpralende dag
De straalpralende dag,
de aardwijde hemeldag,
lente in nooit geziene
licht – het blauw moesseliene
wittig schitt'rend omhoog,
alleen 't zongouden éénoog.
Binnen is kalm gepraal
paarllicht, niet één zonnestraal.
***
Se
“Leisure Spot” e i suoi contenuti gratuiti ti piacciono, fai una
piccola donazione tramite PayPal o Ko-fi per supportare il blog.
Molti pensano che sia un omaggio al libro
di fantascienza di L. Sprague de Camp e Peter Schuyler Miller che
nell’edizione italiana porta questo titolo. Invece si è trattato
di una casualità. Dopo aver scartato piante e minerali, ci siamo
orientate su un animale, ma visto che l’editoria è già popolata
da molte bestie
(nel senso di molti “nomi comuni di animali attribuiti a case
editrici o collane”) ne volevamo uno un po’ particolare. In
breve: una di noi ha proposto “Gorilla”, la seconda ha aggiunto
“Sapiens” e la terza ha detto “ok”. Adesso non ricordiamo più
chi ha detto cosa.
Quando e come nasce la Gorilla Sapiens
Edizioni? Avevate già una linea editoriale precisa e se sì, avete
maturato idee diverse nel tempo?
Nasce sulla carta alla fine del 2011, ma
la prima pubblicazione è di giugno 2012. Linea editoriale… sì e
no. Più che una linea editoriale, avevamo una sorta di “sentimento
editoriale”, se mai può esistere qualcosa di simile. Sapevamo cosa
non volevamo (narrativa di genere, saggistica), ma quello che abbiamo
scelto è stato determinato forse da un riconoscimento in buona parte
istintivo del valore di un autore. Credo che nel tempo stiamo
affinando una vera e propria linea editoriale, e sono fiduciosa nel
fatto che prima o poi riusciremo anche a definirla, ma non è detto
che ci interesserà farlo. Per ora direi: storie e immaginari
personali, fuori dai cliché, e possibilmente con un tono ironico o
anche beffardo, che è quello più vicino alla nostra sensibilità di
editrici e lettrici.
Qual è l’ingrediente che non può
assolutamente mancare in un vostro libro?
Le pagine.
Pur autodefinendovi una ‘piccola casa
editrice indipendente’, i vostri libri si trovano in librerie e
sparse un po’ in tutta Italia. Nonostante tutto, pare che ci sia un
discreto interesse per l’editoria indipendente. Che ne pensate?
Ci autodefiniamo una piccola casa
editrice indipendente perché lo siamo. Ed è per questo che i nostri
libri si trovano in poche librerie sparse, non hanno una diffusione
sistematica e capillare e restano tendenzialmente fuori dai grossi
circuiti.
C’è sicuramente interesse per
l’editoria indipendente tra librai altrettanto indipendenti. Ma il
problema della distribuzione per i piccoli editori è cosa nota,
anche se si stanno elaborando nuove strategie e sistemi alternativi
che potrebbero dare un po’ di respiro e speranza a realtà come la
nostra.
Che cosa direste all’acquirente incerto
per convincerlo a comprareLo sturangoscia?
Citerei un passo della prefazione di
Alessandro Sesto: “Chi legge molto, come con ogni probabilità tu,
lettore indipendente di questa prefazione indipendente di un’edizione
indipendente, sa quanto sia raro un libro davvero diverso
dagli altri, e come i
tentativi di scrivere qualcosa di nuovo siano spesso così forzati e
dolorosi che solo la fantasia di lavorare per il bene della
Letteratura ci dà la forza di girare le pagine. Lo
Sturangoscia invece […]
sorvola la frontiera del consueto con la grazia di un aliante,
offrendo al lettore un’esperienza di irrinunciabile
immenso spasso.”
Grazie ancora per il vostro tempo e alla
prossima!
************************************************************************************************** Incuriosito dall'intervista? Quitrovi tutti i libri di Gorilla Sapiens Edizioni.
***
Se
“Leisure Spot” e i suoi contenuti gratuiti ti piacciono, fai una
piccola donazione tramite PayPal o Ko-fi per supportare il blog.
laura fortin visual artist poet turin italian poems torino premio combat 2017
Hi
Laura,
I'm
very pleased that you agreed to be interviewed.
Firstly, I would like to ask you how
your passion for writing arose. At what age did you start writing
with a certain awareness of what you were doing? What and why did you
write?
I
started writing when I was 14. I attended several competitions and won some. At
the time I
wrote to
express my feelings, but I had
no
awareness of the power of the word. I went on writing for years, but
I believe I developed
such an awareness
in 2012 when I opened my definitive blog.
Aside from natural improvement, have
you noticed a development in your style and aims over the years? Has
there ever been an occasion when you read something you had written
and said to yourself: “This is it, I did it. Now I only have to
keep writing like this”?
Over
time my style has changed a lot. Slowly I refused classical poetry and
began
to focus on mental images. When I am able to capture one of these
images,
I think I’ve got the result.
Whilst
a lot of poems deal with the portrait of a single moment, short
stories tend to depict a particular event. It seems to me that your
writings are halfway between the two genres as they represent a
series of moments connected by unpredictable and startling
associations. How would you define your writings?
(https://laurafortin.wordpress.com/)Prose poems? Poetic short stories?
Mental polaroid pictures, definitely.
Would you like to tell us more about
your writing process? How does it usually happen?
It’s
not something
habitual.
I am used to surround myself with beauty as I am an artist in
the way I live.
I study art, I watch art movies, I listen to quality music. All of
these inputs are necessary to translate simple feelings into images.
Through
my
poetry I
try to
use
art to represent a
human
state of mind.
How often do you write and how long
does it take you to polish a writing? When do you know that it's
“finished” and ready to be published?
It’s immediate. I start, I write, and
it’s done. No refining.
Lastly,
I would like to ask you to share one of your writings with us.
I HAPPEN
These are separate lanes, flavorless
liquids, brittle cold. Screw together to survive, marry an
anticipation and have children, crippled. This is a clean space, it
has no hair, no odor. It's an aimless memory, without pride, a whole.
My heart throbs like the accent of a language that doesn't own me.
Quit saying to grow mark, washing away to become presence. Hunger is
in my bed, young whore, she doesn't know she's departing. I oversee
empty rooms, no rest. I happen.
Grazie
per avermi concesso quest'intervista! La prima domanda che mi viene
spontaneo farti è: perché Red Tweny? Ha un significato particolare?
Ciao
Maurizio e grazie a te per il tuo interessamento. Allora…perché
Red Tweny? Allora, “Red” perché un nome – ammesso che sia un
nome - più corto non c’è, perché mi ricorda il nome di Rhett (il
simpatico protagonista maschile di Via col Vento, leggi Clark Gable)
e perché il colore rosso è grandemente in contrasto con i miei
soggetti in bianco e nero. Tweny invece nasce dalla contrazione di
twenty, liberamente ispirato dalla traduzione inglese di twentytwo
(22), un numero che ricorre spesso nella mia vita, in occasioni
fortunate e sfortunate.
Da
dove nasce la tua passione per il disegno? Credi che qualche evento
in particolare ti abbia spinto in questa direzione?
Non
ricordo eventi particolari che mi hanno spinto a disegnare…mi viene
naturale da quando disegnavo sui banchi di scuola. Disegnavo con le
Bic su di loro ed i segni che oggi riproduco su grandi formati sono
più o meno gli stessi che disegnavo in piccolo sui supporti di
formica verde dei banchi; poi la signora delle pulizie nel pomeriggio
puliva tutto ed io trovavo il giorno dopo un nuovo “foglio” da
disegnare. Le ispirazioni da ragazzino non mancavano: ero un po' più
piccolo degli altri miei compagni sia fisicamente che emotivamente e
mi sentivo sempre un po' emarginato. Le tante e premature delusioni
d'amore insieme ad un'educazione familiare bacchettona e soffocante
fecero il resto: mostri e contorcimenti a go-go! Se da adolescente
amichetti e famiglia urtavano violentemente la mia sensibilità, oggi
mi faccio interprete delle sofferenze e delle aspirazioni - spesso
negate - all'animo umano. Non posso non vedere come dentro di me e
intorno a me la sofferenza ed il disagio avvolgano tutti noi, nessuno
escluso. Questo aumento del malessere dell'attuale condizione umana
mi è troppo evidente ed è in stridente contrasto con la quantità
di oggetti e cose che tutti noi possiamo disporre rispetto solo a
cinquant'anni
fa. Non so dare spiegazioni né ovviamente cure: me ne faccio solo
interprete disegnandolo.
Com'è
cambiata la tua arte nel corso del tempo? Ti ispiravi a qualcuno in
particolare agli inizi? È stato difficile approdare a uno stile
unico e personale o in qualche modo si è trattato di un processo
automatico, spontaneo?
Diciamo
che non sono stato molto costante nel tempo. Ho iniziato a disegnare
seriamente (cioè con l’intento di fare mostre e vendere i miei
lavori) tra i 19 ed i 25 anni e poi ho iniziato di nuovo – spinto
da un mio amico editore – circa 10 anni fa, all’alba dei miei 40
anni. Il mio soggetto preferito erano e rimangono i volti dove riesco
- o almeno mi sembra - di poter concentrare tutta l’essenza dei
miei umori e sensazioni. È
lì l’essenza dei miei lavori e non sentirei l’esigenza di andare
oltre. Capisco che però si rischia di essere monotoni ed ho iniziato
tre-quattro
anni fa ad intercalare ai volti anche situazioni un po’ più
complesse dove corpi e strani esseri
antropomorfi si muovono, si sdraiano, si siedono o provano a
slanciarsi rimanendo però sempre contorti o piegati in parte su se
stessi. Non è facile perché il foglio mi sembra sempre troppo
piccolo per questi soggetti, ma devo cimentarmi ogni tanto con queste
situazioni.
Per
quanto riguarda la scelta del mio stile non è stata una scelta
meditata ma si è trattato di un processo naturale. Poi nel tempo mi
sono reso conto di essere abbastanza un unicum nel quasi infinito
contesto artistico che il web ci propina e l’ho consolidato. Poi mi
sono accorto che disegnare con la china ha anche molti aspetti
pratici e positivi: è economico, non sporca e se devi spedire un tuo
pezzo lo puoi intubare e con 25 Euro lo puoi spedire con DHL fino
negli USA, impossibile con un opera ad olio.
Di
norma, quanto tempo impieghi per realizzare un disegno?
La
produzione di un mio lavoro prevede due momenti ben distinti: la
progettazione del pezzo attraverso un bozzetto a matita su un piccolo
formato A4 e la sua realizzazione con la penna a china su grande
formato (50x70 cm).
Per
il bozzetto i tempi sono variabili: posso passare una settimana a
scarabocchiare senza produrre
nulla di significativo come posso realizzarne quattro
o cinque
in un’ora. È questione
di sintonia ed ispirazione, di silenzi e luci, di casualità e
sensazioni vissute nel recente. Certo è che nel tempo ho prodotto
tanti bozzetti che tengo da parte, quindi ho in “cascina” molti
disegni da realizzare sul
grande formato, rigorosamente 50x70 cm. Una volta selezionato il
bozzetto di base procedo alla sua stesura e realizzazione con la
china (uso quasi sempre una punta da 0,3 mm). Qui i tempi sono più
precisi: circa due ore al giorno per 7 giorni, non si scampa. In
questo sono abbastanza preciso nel produrre almeno un pezzo la
settimana: lo devo e lo voglio, anche perché penso che la costanza
paghi.
So
che apprezzi molto Francis Bacon. Cosa ti affascina in particolare
della sua opera? Ci sono delle personalità letterarie che
indirettamente hanno influenzato il tuo lavoro nella costruzione di
una determinata atmosfera? Oppure, se hai l'abitudine di ascoltare la
musica mentre sei all'opera, ci sono dei brani o dei generi musicali
che ti fanno lavorare meglio?
Di
Bacon ammiro la perfetta rappresentazione del moderno malessere della
condizione umana. È sconcertante
e splendido l’uso e il drammatico accostamento di colori
assolutamente brillanti e “frivoli” con il nero delle improvvise
ed improbabili ombre. È
lampante la rappresentazione della solitudine umana raffigurata
durante momenti del viver comune in ambienti che mai penseresti di
utilizzare per un opera d’arte. I suoi volti lacerati e decomposti
comunicano innumerevoli concetti: la nostra caducità, la nostra
sofferenza, il mostro che è in tutti noi. Ma sono stati scritti
innumerevoli saggi su Bacon, ed è sciocco che io mi metta a fare la
critica. Personalmente è l’unico artista che mi dà,
ogni volta che appena lo vedo, uno stimolo a disegnare qualcosa di
nuovo. Ma devo limitarmi solo a sbirciarlo per qualche secondo per
non rischiare di rimanerne influenzato…sarebbe un guaio!!
Mentre
disegno la sera non ascolto musica ma mi sintonizzo dalle 21:00 in
poi su Focus (canale 56) nella speranza di ascoltare qualche
trasmissione sul cosmo e sulla fisica: niente di meglio per spaziare
un pò e ricordarmi quanto siamo piccoli e di passaggio. La musica mi
assorbirebbe troppo, e non riuscirei a concentrarmi abbastanza sul
disegno….non so perché ma invece le trasmissioni di Focus sono per
me l’ideale per disegnare ma nello stesso tempo pensare e
riflettere su elementi che poi in qualche modo si riflettono sui miei
disegni: notato quante spirali e orbite ci sono dentro di loro?
Per
la lettura confesso che mi sono fermato, in tenera età, alle letture
di Edgar Allan Poe; poi la vita, il lavoro, la famiglia e tutto il
resto degli impegni mi hanno impedito di coltivare questa attività:
non ho materialmente tempo per dedicarmi alla lettura di un buon
libro; non si può fare tutto nella vita !
Nei
tuoi disegni il bianco, il nero e tutti i toni del grigio vengono
usati per dare profondità a figure stralunate e distorte in torsioni
impossibili, ma sempre precise e impeccabili nella loro plasticità.
Vorrei però chiederti: ti piace anche sperimentare con il colore? Ti
risulta più difficile ottenere gli stessi effetti?
Chi
disegna o pittura non può dimenticarsi del colore, per carità, lo
so. Ma nel mio caso e con la mia tecnica vorrebbe dire rallentare
enormemente la produzione, ed io sono avido di creare il soggetto
“perfetto” che non sono ancora riuscito a produrre. Ho già
prodotto soggetti a colori con la china (che purtroppo non ho più e
non ho neanche fotografato) ma il tempo per la loro realizzazione
decuplica ed io non ho più “tempo da perdere”! Ho tra le altre
cose l’obiettivo di arrivare ad avere almeno 400/500 pezzi nella
mia galleria e dato che non amo fare pezzi che si rassomigliano o che
introducono solo qualche variazione, capisci che non posso impegnare
2 o 3 settimane per introdurre “solo” del colore ai miei pezzi
(utilizzerei sempre penne a china, non tecniche di gouache o
acquerello). In fondo poi i miei pezzi sono immediatamente
riconoscibili anche per questa caratteristica cromatica, nonostante
non mi sembra di essere l’unico che si cimenti con il B&W!
Conoscendomi so che poi tenderei a riempire tutti gli spazi con il
colore distraendo l’occhio dello spettatore dal messaggio centrale.
In ogni caso non escludo a priori il colore, ma non è ancora il
momento.
Quanta
realtà penetra nei tuoi disegni e quanta pura fantasia?
Quando
riesco a trovare il momento e la situazione ideale per buttare giù
un bozzetto la parte razionale si spegne e vado quasi in trance,
quindi mi è difficile stabilire razionalmente quanto e cosa penetra
nei miei soggetti. Diciamo 50 e 50?
Non
amo l’astratto, il surrealismo o l’iperrealismo fine a se stessi.
Mi piace solo qualcosa di questi stili e cerco sommariamente di
coniugarli. Anche in questo Bacon era – ovviamente – un maestro.
Sono
d'accordo con te quando dici che il tuo stile è estremamente
personale e riconoscibile. In questo senso, credi che l'originalità
paghi sempre o a volte ti capita di pensare che forse sarebbe più
facile accodarsi a una determinata moda, seguire vie già
consolidate, fare parte di un gruppo che si dà determinate linee
guida?
È
semplice la risposta:
fortunatamente non vivo con la vendita dei miei lavori, quindi posso
permettermi di percorrere la mia strada senza scendere a compromessi.
In ogni caso non sarebbe una soluzione con garanzia di successo
quella di accodarsi ad una determinata moda…. e poi nel caos di
oggi chi potrebbe stabilire quale è la “moda” attuale? Non
conosco e non frequento il mondo dell’arte, ma ho l’impressione
che non ci siano più mode o correnti precise come nel mondo della
moda per l’abbigliamento: ognuno si veste come gli pare e con i
colori che gli pare. Ora
l’importante è farsi interpreti del tempo che si vive e riuscire a
toccare le corde dell’osservatore. Ecco, in questo credo e voglio
essere molto alla moda, cercando di rappresentare il crudo,
spaventoso e ormai incontrollabile attuale caos sociale ed etico che
ci atterrisce e ci fa contorcere dall’ansia e dalla paura a partire
dagli Stati Uniti fino ad arrivare in Cina.
Dov'è
possibile acquistare le tue opere?
Ho
una curatrice americana che opera in Svizzera e promuove in quella
zona i miei lavori, si chiama Julie Draper
(www.drapercontemporary.com).
Per gli amici italiani invece posso fare da me (redtweny@gmail.com)!