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Maurizio Brancaleoni's blog. Reviews, interviews, translations and haiku. Bilingual. Un blog di Maurizio Brancaleoni. Recensioni, interviste, traduzioni e haiku. Bilingue.
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* Writer and translator, my poems and short stories have appeared in several anthologies and journals.
* Scrittore e traduttore, ho pubblicato racconti e poesie in diverse antologie e riviste.
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I started learning piano as a kid. I always sang
because my mother always sang and came from a very musical family. I used to
cringe when she would sing loudly in the grocery store, but now I am so glad
she did it. We also camped a lot in the 60s and 70s with family friends and she
and her friends played guitar and sang around the campfire, so did all the
kids. They sang a lot of folk back then, Joan Baez, Bob Dylan, etc. My mother’s
mother, my grandmother was a great musician, a pianist. She went to Indiana
University at age 16. Her father actually had died in the pandemic in 1918 being
a doctor in WW1. He died in France while caring for others. Her mother took in
boarders in Bloomington. They lived across the street from Hoagy Carmichael and
they were family friends. My grandma was a few grades behind him. You know, he
wrote some great songs. Well, it was the Depression and my grandma could not
afford the rehearsal fees for music school. So she went into English and
French. Later she taught French and English. She did sit in for some bands
during her time there. It has always been a great music school.
Could
you tell us a bit about Barely Bipedal? Who were the members and how did you fall
in with them?
* Writer and translator, my poems and short stories have appeared in several anthologies and journals.
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L’ispirazione è tutto. Non fui ispirato? Non
scrissi un rigo, per anni ed anni (mai forzarsi!). Lo fui? Scrissi a valanga,
persino dal dentista, fino a un attimo prima di finir sotto i suoi impietosi
ferri. Per quanto riguarda invece il lavoro di limatura, alcune volte (pochine)
è nullo, altre (tante e tante) è frenetico e si protrae per giorni e giorni.
Però, più tempo passa dalla prima stesura, meno intervengo sui miei scritti.
Perché, una volta ultimati, mi sentirei di tradirli se li manipolassi
eccessivamente. Posso rimetterci lo zampino, su una mia vecchia bagattella,
persino, in certi casi, ad anni di distanza ma, se la canna della mia pistola è
ormai palesemente fredda, le variazioni saranno davvero minime, e marginali.
Non posso lamentarmi, da qualche anno scrivo a
ritmi da catena di montaggio (più scrivo, più ne ho voglia). E mi diverto poi a
distribuire il mio materiale in varie raccolte, più o meno degne, omogenee,
sensate. Inviandole, sconsideratamente, in branchi famelici, a vari editori e
concorsi, proprio un paio delle più arruffate hanno avuto, come dire, buon
esito e son diventate qualcosa in più d’una cartella in una fossile pennetta (o
catasta di cartacce nel cassetto dei ricordi). Tutto qui. Certo, ultimamente mi
son fatto furbo, son diventato più cauto e selettivo riguardo l’organizzazione
dei miei parti letterari, cerco di dare il più possibile criterio, compattezza
alle mie scorribande (che un qual dio me la mandi buona!). Ma un paio d’anni
fa, dopo ere di scritture volutamente clandestine, affossate, estranee a sé
stesse, essendomi infine deciso ad affacciarmi al “mondo”, era giusto che
andasse così, che cioè fiondassi a destra e a manca le mie cartacce, con
l’incoscienza d’un poppante birbantello e la fremente speranza di vederne
qualcuna accettata, e pubblicata. Perché l’approvazione d’una giuria o
redazione mi desse il coraggio d’andar avanti nel propormi a qualcuno che non
fosse la specchiera di casa mia. Fermo restando che si scrive perché si scrive,
al di là d’un possibile editore, premiatore, lettore. Mondo.
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